Si profila un 2021 di ripresa per settore moda e accessori

fieramilano, Rho
18-20.09.2021

Osservatorio - Il Sole24ORE

Si profila un 2021 di ripresa per settore moda e accessori

Il 2021 sarà l’anno della ripresa per il settore della moda e del lusso.

Osservatorio realizzato in esclusiva per HOMI Fashion&Jewels da Il Sole 24 Ore Radiocor

 

 

I numeri dei principali gruppi quotati fanno ben sperare. In più anche gli esperti sono estremamente ottimisti sul comparto, al punto che  Bain & Company ha di recente diffuso un rapporto, commissionato da Fondazione Altagamma, nel quale ipotizza che a fine anno il mercato dei beni personali di lusso riaggancerà i livelli del 2019, quelli pre-pandemia, attestandosi in un range di valore  di 280-295 miliardi di euro. Ovviamente è sempre bene usare prudenza, considerando che nessuno è veramente in grado di prevedere le evoluzioni della pandemia e conseguentemente dell’economia mondiale. Tanto è vero che gli stessi esperti di Bain hanno messo le mani avanti, ipotizzando anche uno scenario più prudente che prevede una ripresa più lenta: in tal caso il ritorno ai valori di mercato pre-Covid per il comparto della moda e del lusso avverrà solamente l’anno prossimo, mentre quest’anno il settore si assesterà a un valore nell’intorno di 250-265 miliardi di euro, con un trend di decrescita tra il 5 e il 10% sul 2019, anziché di crescita del 5% come assunto per lo scenario più favorevole. Comunque a giudicare dai risultati registrati nel primo scorcio del 2021 e soprattutto nelle settimane successive alle prime riaperture, la ‘joie de vivre’ sembra sostenere la voglia di shopping.

 

Cina e Usa saranno le locomotive del comparto

Bain & C. prevede un rialzo a doppia cifra delle vendite del settore nel 2021 rispetto al 2020. In particolare ingranerà la marcia l’abbigliamento, che invece ha sofferto molto durante il periodo più duro dell’emergenza sanitaria. Quest’anno potrebbe vantare un rialzo del 19%. Andrà inoltre bene il settore dei gioielli (+18%), che aveva retto leggermente meglio in piena pandemia. Anche gli accessori dovrebbero essere gettonati (+22%). Il rapporto dell’azienda di consulenza ha evidenziato che nei mesi bui del lockdown la maggior parte delle società, anziché rimanere ferma, ha investito in tecnologia in modo da rispondere al cambiamento di abitudini dei consumatori, sempre più presenti sull’online. Motore della ripresa dovrebbe essere l’Asia, in particolare la Cina, che si appresta diventare nel 2025 il primo mercato del lusso a livello globale, anche grazie al continuo rimpatrio degli acquisti e all’accelerazione della spesa domestica. Tuttavia nei mesi a venire gli Stati Uniti potrebbero risultare una vera sorpresa, beneficiando sia delle vaccinazioni di massa, sia delle politiche economiche statunitensi che stanno assicurando milioni di miliardi in liquidità. L’Europa, rispetto ad altre aree geografiche, potrebbe battere la fiacca, sia perché le vaccinazioni sono in ritardo, sia in considerazione del fatto che il turismo internazionale rimarrà con il freno a mano tirato nell’immediato futuro. Ad ogni modo, anche se spostata di qualche tempo rispetto a Cina e Usa, la ripresa arriverà anche nel Vecchio Continente, complice la spinta di un piano europeo, il Next Generation Ue, senza precedenti.

 

 

Amlé guarda al futuro con ottimismo e pensa a nuove strategie

Guarda con ottimismo al futuro Amlé, azienda che da circa 18 anni realizza gioielli artigianali frutto di un percorso creativo e di ricerca che cerca di coniugare la tradizione orafa napoletana con l’aspirazione di realizzare prodotti unici, esclusivi e innovativi. L’azienda, con la pandemia, si è trasformata, spingendo l’acceleratore sui social e ricercando contatti diretti con il cliente finale. «Già prima dell’emergenza sanitaria avevamo cercato di connetterci direttamente con il cliente finale, decidendo ad esempio di aprire il nostro primo negozio a Bergamo», ha spiegato il ceo Luca Rossetti. Nel periodo del lockdown, poi, Amlé «ha cominciato ad avere contatti costanti attraverso i social network sia con nuovi possibili rivenditori, sia con nuovi clienti, cercando di conquistare un posto nel loro cuore». L’azienda pone al primo posto la ricerca della felicità e dunque propone gioielli, fuori dall’ordinario, che siano una gratificazione per coloro che decidono di acquistarli. «Acquistare oggetti, anche apparentemente inutili, dà appagamento», ha sottolineato il ceo di Amlé, consapevole che il marchio debba non solamente proporre prodotti e parure, ma soprattutto creare una community con un leit motiv. «Anche aziende piccole come la nostra hanno compreso che non solo sia necessario entrare in contatto con il cliente finale, ma soprattutto entrare a far parte di un mondo, di un modo d’essere nel quale si rispecchia il cliente stesso». Amlé ha investito su Istagram e poi ha deciso di realizzare il proprio sito che a breve sarà in grado di gestire lo shopping online. In più, sempre nell’ottica di raggiungere il cliente finale, sta per inaugurare un nuovo punto vendita a Caserta. Il contatto con i rivenditori, ad ogni modo, rimane il perno alla base della strategia dell’azienda. «Con i dettaglianti, però, le fiere non saranno più l’unico momento di incontro – ha sottolineato Rossetti - in futuro faremo selezione degli eventi ai quali partecipare. Opteremo per le fiere che forniscano servizi e al tempo stesso cercheremo di mantenere vivi i contatti via Zoom o Teams». La società si propone di riconquistare il mercato Usa, dove a causa della pandemia nell’ultimo anno ha perso quote di mercato. Intanto il grosso del fatturato, attorno al 60-65%, viene realizzato in Italia. La sostenibilità, inoltre, imporrà una maggiore attenzione alla ricerca dei materiali. «Amlé ha iniziato a utilizzare per i gioielli anche materiali più poveri», ha sottolineato il manager.

 

 

Unique Milano scopre social e inflencer

E’ cautamente positiva anche la designer del marchio di bijoux, Unique Milano, Mari Barbera. «La sensazione è che ci sia ripresa, anche se questa pandemia ci ha insegnato a vivere alla giornata e a non sbilanciarci. In ogni caso stiamo registrando riscontri positivi». L’emergenza sanitaria dell’ultimo anno ha incoraggiato l’azienda a percorrere nuovi sentieri. «Abbiamo deciso di investire molto sui social, cosa che non avevamo mai fatto prima. Sotto certi aspetti i risvolti sono positivi», complice anche le riaperture e la ripresa del turismo. «I negozi nelle località di mare, ad esempio, ci stanno chiedendo prodotti, dopo aver toccato con mano che stanno arrivando i turisti». Così gli ordini stanno arrivando, anche se in ritardo. «In genere i dettaglianti ci chiedevano i prodotti durante le fiere di gennaio-febbraio, mentre adesso hanno atteso le riaperture e ci hanno contattato da poco, direttamente o attraverso i social», ha spiegato Barbera, che invece ha rivelato di avere trascorso un 2020 difficile. «Con i negozi chiusi, abbiamo passato un periodo con l’assenza totale di ordini. In più alcuni negozianti che avevano già ordinato la merce, hanno avuto difficoltà con i pagamenti a causa della mancanza di liquidità. L’anno scorso abbiamo avuto parecchi insoluti, anche se con il tempo sono tutti rientrati». Nella speranza che il peggio sia alle spalle, l’azienda si propone di spingere l’acceleratore sui social, in modo da incrementare il numero dei negozianti e anche il contatto con i clienti finali. Così ricorre all’aiuto di blogger e influencer, che seleziona con cura. «Per vendere direttamente ai clienti, stiamo preparando il nostro e-commerce», ha detto ancora Barbera. L’azienda, come altre del settore, sarà invece più attenta ai costi. «Abbiamo deciso di partecipare quest’anno solamente alle fiere italiane, mentre abbiamo deciso di non andare a Parigi visto che ancora c’è troppa incertezza sul fronte sanitario. Non vorremmo prenotare la fiera francese e poi scoprire che la situazione vaccinale o del virus è peggiore del previsto. Eravamo già rimasti scottati con l’esperienza dei gilet gialli». Unique Milano, piuttosto, preferisce far conoscere se stessa attraverso sponsorizzazioni mirate in Paesi che potrebbero risultare mercati promettenti, come Francia e Spagna.

 

 

Confuorto aspetta le fiere di settore

L’azienda di famiglia Confuorto Gioielli attende le fiere di settore per riallacciare contatti e conquistare nuovi potenziali clienti, ossia negozi e gioiellerie. Come ha spiegato l’imprenditrice e socia, Maria Rosaria Germano, vendere su Internet al cliente finale o anche ai dettaglianti, è un’impresa ardua quando i prodotti sono artigianali, come nel caso di quelli realizzati dalla società di famiglia. «I nostri gioielli sono praticamente pezzi unici, per cui gestire un sito diventerebbe estremamente complicato. Un nostro cameo non sarà mai perfettamente uguale all’altro o il colore del corallo di un gioiello non sarà lo stesso di quello che si potrebbe vedere in una foto», ha spiegato Germano. «Ad ogni modo – ha precisato – abbiamo creato un sito internet indirizzato soprattutto ai dettaglianti con i quali vogliamo mantenere i contatti. Siamo presenti anche sui social dove mostriamo le nostre creazioni a coloro che non possono venire in show room». Anche Confuorto Gioielli è ottimista per la seconda parte del 2021, avendo già registrato un miglioramento delle vendite, dopo un 2020 da dimenticare (con un crollo del giro d’affari attorno al 50%) e un inizio 2021 difficile. «Da quando l’Italia ha iniziato a tingersi di arancione, la scorsa primavera, abbiamo riscontrato un aumento della domanda, che invece prima era ferma visto che i nostri clienti avevano boutique e negozi chiusi». D’altra parte, ha precisato l’imprenditrice, i livelli di fatturato si profilano ben distanti da quelli pre-pandemia. La società realizza circa l’80% del proprio giro d’affari in Italia e vende il resto perlopiù in Grecia, Spagna e Gran Bretagna. «In quest’ultimo caso sarà da vedere cosa accadrà post Brexit», ha precisato Germano. Da quattro anni è attivo un negozio di Confuorto Gioielli in una via dello shopping di Napoli, anche per coltivare un contatto diretto con i clienti finali. Intanto l’azienda è diventata sempre più attenta anche al tema della sostenibilità. «Cerchiamo di ridurre l’inquinamento durante la produzione e soprattutto ci proponiamo di recuperare tutto il materiale che utilizziamo. Ad esempio utilizziamo gli scarti di metalli e delle pietre dure per evitare qualsiasi spreco. Pietre che non hanno abbinamento vengono poste nelle fibbie delle cinture. Alla fine anche la pandemia ci ha dato l’insegnamento di combattere qualsiasi sperpero», ha concluso l’imprenditrice.